l'AutoIpnosi

Quante volte vi è capitato di  fissare lo sguardo all’infinito fino a quando qualcuno ha cercato di interrompere, ondeggiando la mano davanti al vostro sguardo, quell’immaginario  filo che vi teneva rapiti dall’infinito;

quante volte è capitato di perdervi  nel seguire una scena televisiva o cinematografica che captava la vostra attenzione fino al punto di farvi immedesimare nella parte di quell’attore o immaginarvi fantasticamente collocati sul luogo di quella scena fino al punto di perdere contatto con la realtà circostante;

quante volte è capitato di lasciarvi andare sulle note di una musica coinvolgente e partire con la mente a andare lontano provando quasi la sensazione di volarci davvero laggiù dove portano quelle note, fantastiche non solo perché vi piacciono ma anche perché stimolano la vostra fantasia.

Ebbene queste sono tre esperienze che facilmente ognuno avrà fatto, forse anche frequentemente.

Questi tre esempi li ho scelti per facilitarmi la spiegazione di cos’è l’autoipnosi. L’Autoipnosi, così come l’ipnosi, è uno stato di coscienza alterata  che permette di concentrare la propria attenzione su poche  idee, su pochi pensieri che in quella condizione, però,  diventano tutto l’universo esperibile ( in ipnosi si riesce ad andare più in profondita fino a riuscire a pensare una e una sola cosa alla volta, ma questo non sposta il discorso ) .

In un certo senso si fa di quella esperienza l’unica di cui si ha realmente coscienza. Immaginate come se una ristretta porzione di aria fosse liberata in una spazio più grande fatto artificialmente vuoto. L’aria si espanderà per tutto lo spazio divenuto disponibile e quindi ogni molecola, per così dire, si distanzierà una dall’altra pur rimanendo legate fra loro. Se potessimo permettere ad un ipotetico osservatore di scrutare fin nei minimi particolari la conformazione delle molecole non più ammassate e dei loro legami, ormai intensamente distesi, quell’osservatore scoprirebbe molte più cose di quanto non avrebbe fatto se non avessimo distanziato e disteso quelle molecole. Torniamo dal paragone all’argomento: in autoipnosi succede un po’ così. Poche, pochissime idee o pensieri si fanno spazio in una mente resa virtualmente vuota… essi si disporranno ben distesi ad occupare tutto lo spazio disponibile  così da permettere alla mente stessa di osservarli bene uno per uno al meglio che può. Ogni pensiero sarà per la mente stessa il suo campo esplorabile e imparerà a riconoscerlo e, più ancora, a capire il funzionamento ed il meccanismo che  lega  pensiero a pensiero e questi alla esperienza: perché e come si sono prodotti.

Insomma in modo artificioso la mente diventerà l’officina dei pensieri: li scomporrà e riuscirà a capire tutto, o quasi, dei suoi stessi pensieri prodotti, proprio come un buon meccanico delle sue auto in riparazione.

 

Ho scelto questo modo di raccontarvi una verità scientifica difficile e complessa ma mi è sembrata la più idonea per un contesto come questo dedicato a “non addetti ai lavori”: l’uso delle  metafore, del resto, si addice ad un buon ipnologo.

Come si va in autoipnosi :  l’autoipnosi  senza scopi terapeutici può essere acquisita come tecnica anche attraverso la lettura di libri o pubblicazioni ad essa dedicate ma per rendere questa pratica con finalità  terapeutiche, cioè vincolarla al raggiungimento di uno o più  obiettivi di salute  o di cura, occorre acquisirla da un ipnologo, che spesso la introduce in una seduta ipnotica facendola assimilare immediatamente al paziente così da rendergli facile e naturale l’apprendimento e familiarizzare con la tecnica vincolandola  già in quella sede all’obiettivo da raggiungere.